La richiesta frequente di qualche anno fa era “Vorrei un vino Barricato!”. Si era divulgato il concetto che barrique fosse sinonimo di piacevolezza, poi cosa fosse e a cosa servisse il pregiato legno poco importava. Oggi è divenuto sinonimo di male e di sbagliato, come d’altro canto il Merlot.
Nel cercare di discutere , bere, far conoscere i vini naturali stiamo calcando le stesse orme di un tempo. Parole d’ordine in assurda escalation: Solforosa, lieviti, acciaio; estremizzazione di concetti, dimenticandosi per l’ennesima volta del vino e soprattutto di berlo perdendo inoltre di vista il disegno generale
Da qui la provocazione: se è semplice definire il vino in tre parole vi dico come farvi una CANTINA BIODINAMICA e a prova di critica!
Una volta che avete recuperato delle vecchie vigne, poco importa dove, evitate accuratamente di controllare se vi sono delle infezioni o malattie, quelle ci vogliono per la biodiversità. L’unico problema sarà trovare un qualche grappolo miracolosamente giunto fino a Settembre, d’altronde cinghiali e peronospora devono pur campare!
Costruite una capanna/grotta che fungerà da CANTINA, con il minimo della tecnologia, niente luce, acqua, gas, ponete delle torce sui muri e cominciate anche a fare dei graffiti sui pilastri con una selce; se va male con il vino cercherete di farla passare per un sito archeologico.
Cercate e di liberare più INSETTI possibili nelle vicinanze, meglio se Api. Si intonano all’ambiente e soprattutto restano spesso volentieri tritate nelle presse o tramogge, donando quell’inconfondibile retrogusto mielato. Resistete quindi ad ogni genere di morso e puntura l’importante è che dopo un anno siate diventato cavia da laboratorio per il nuovo Autan
Dotatevi di una bella MUCCA con la quale produrre il vostro concime. Gli amici resteranno entusiasti, di questa bella presenza animale. Nel caso si verificasse qualche strana controindicazione, la risposta è si, le mucche mangiano! Non riuscite a reperire risorse per il grazioso animale ? Iscrivetelo ai casting per la cioccolata o come mascotte dal Cecchini.
Probabilmente avrete una ventina di arresti di fermentazione, ottimi per garantire complessità al vino, ma visti gli zuccheri residui che causerebbero colesterolo e diabete fulminante vi consiglio un po’ di LIEVITO, garantisce un prodotto più morbido per palati meno difficili.
Una volta prodotto il vs. VINO e verificato che il vostro enologo/consulente lo identifichi come “pozzangherone di prima categoria” e vi rassicuri sul probabile arrivo dei tre bicchieri verdi del Gambero, vi necessitano due o tre cosine per essere certi che riscuota successo tra gli ammiratori dei vini naturali.
Primo: nonostante le fermentazioni aperte, il non uso di carbonica e tutta l’ossidazione possibile naturale, applicate dosi massicce di ossigeno con una bella bombola, in quanto alla cieca il vostro vino dovrà essere distinguibile dall’antiruggine
Secondo: comprate le apposite fiale puzzolenti nel caso aveste sbagliato fermentazione ed il vino risultasse pulito; ricordate la biodinamica è una nicchia.
Terzo: una bella grattata di un minerale qualsiasi, grafite o ametista dell’Elba garantirà lunghezza, salinità e unicità, in più assicurerete ai consumatori quei due o tre calcoli renali.
Siete pronti per il Mercato del Vino e non mancheranno sicure gioie!!!
Il sottile pericolo che si intravede tra i numerosi appuntamenti, le numerose associazioni di riferimento ,e l’acceleratore a manetta per sfruttare la moda del momento, è quello di radicalizzare dei flash, e non di cogliere un percorso complessivo. Le Api, gli animali, le vigne vecchie fanno parte di un disegno circolare attraverso il quale si sviluppa e rinnova ogni giorno il lavoro dell’uomo in comunione con la natura; è quindi impossibile astrarre questi soggetti e identificarli come meriti o punteggi.
Ricordiamoci che Biodinamica è anche il miglior percorso possibile per arrivare alla migliore uva possibile, e poi il vino…buono.

ma come fai?? di notte hai uno gnomo che ti suggerisce?? troppo buffo e giusto per molte persone. lo faccio girare un pò. ola ola
ROTFL!!!
Se era un messaggio in codice devo chiamare “Biutifulmaind”…..
Gnomo biodinamico e nano di gesso!!
…………………..spero vivamente che nessun pazzo segua alla lettera quanto scritto!!!!!!!!!!!!!!
troppo facile sennò qui fare vino!!!!
cmq veramente divertente!!
mi piace l’idea!
Grande Simo!!!
..Simo se questo è il livello dei tuoi post del nuovo anno…beh ..benvenuto 2010…promette alla grande!
davvero roiginale e divertente!!
bravo!!
Ciao Giuseppe, piacere di vederti!
ROTFL
Rolling On The Floor Laughing
slang da geek della rete
Avverti prima che mi preparo!!
…Condivido!!!anzi ..condividiamo!!!
divertentissimo post!!! fortissimo simone!!! ma non siate troppo cattivi le ciambelle non escono sempre con il bruco! un abbraccio a tutti voi di iovino per un 2010 all’insegna di tanti vini con qualche coccinella in paradiso…
Ma no Stefano, niente critiche al manovratore! Semmai la richiesta di non esprimere giudizi su una singola tessera del puzzle, e non creare una comunicazione legata a dei flash. Tu che hai un confronto diretto con le tue piante e vivi la Biodinamica come visione complessiva accetteresti un genere di critica:” Il Sirah di Amerighi è buono perchè ha la solforosa bassa!” Tutto qui il tuo lavoro? Credo di No.
Stammi bene
Le ciambelle migliori hanno sempre il buco storto…
ma certo daccordissimo con te, il rapporto da consumare con un produttore deve partire sempre da una visione olistica dell’azienda e del vino, per ripercorrere il tuo esempio l’essenza del puzzle non si ferma al suo contorno ma va oltre, figuriamoci se può coincidere con le singole tessere.. e questa è la straordinaria forza di pensare la terra come la pensava steiner… le tessere vano prese per quelle che sono …semplici tessere…
dopo aver eliminato il merlot dalla mia vita e aver cercato di levare la macchia del peccato giurando a vita dedizione a vacche, corna, concime e bei colori aranciati anche per bianchi appena imbottigliati, non posso che seguire ora tutte le regole per la mia cantina! Grazie Simone che hai acceso la luce nel buio dell’ignoranza
Io il merlot non lo eliminerei, dopo aver seguito quei consigli cosa speri di metterci in bottiglia?
..accendo a malapena la luce del comodino..
http://www.merlove.com/
la moda…. cambia le cose?!?!??!?!!?
nnnnnnnnnnnnnnnoooooooooooooooooooo!!!
E’ proprio vero: ogni idea ha i suoi integralisti.
Bel post, spiritoso ;o)
Ciao
Pierpaolo
bel post, ho riso parecchio sopratutto in riferimento alla stamberga cantina
interessante il blog, vi ho linkati nel mio, adesso continuo a leggere
Ciao Carolina, grazie mille, ricambiamo al più presto!
Ciao Simone,
ho scoperto il tuo/vostro sito grazie a Filippo Ferrari.
Mi è piaciuto molto il tuo articolo sulla nuova moda del biodinamico. Grottesco, ma rappresentante la realtà così confusa, così manipolata, così strumentale.
Oggi, nell’ambito delle guide, è un fuggi fuggi da barrique e “vinoni muscolari”.
Io ho un’opinione abbastanza precisa di questo genere di atteggiamenti.
Ne ho parlato nel mio sito (www.enoblog.it) e ritengo che il mio post, aiutato dai commenti di esperti quali Filippo stesso e Gianpaolo Paglia, possa essere interessante anche in relazione a quanto vado leggendo sulle vostre pagine.
Piacere di avervi conosciuto.
A presto.
Ho avuto modo di leggere il tuo articolo e non posso non concordare. Il vino che abbiamo nel bicchiere nasce da un progetto di Vigna (e poi cantina) di almeno tre anni prima; tuttavia qualcuno lo tratta come se fosse una bevanda adattabile al momento…
..sei una sagoma Morosi!
leggo con vero gusto il suo articolo su come fare la cantina biodinamica, perche trovo che abbia il dono di letture multiple che tanto mi piacciono.trovo divertente l’ironia con la quale tratta l’assurda escalation delle nuove parole d’ordine!
è vero, troppo spesso si riceve una raffica di domande che sono solo un flash del progetto che già da anni alcuni produttori hanno intrapreso, ognuno a modo suo ovviamente. ma spesso alle risposte date si sentono obiezioni che lasciano l’impressione che alla fine tutto viene banalizzato con le solite 3 / 4 parole chiave che sintetizzano che sei uno che ne capisce. con la stessa curiosità, superficiale forse , si apprezzano per un periodo vini poco bevibili e si trascurano magari piccoli vini preziosi. forse bisogna imparare a riconoscere quando uscire un vino dalla cantina ma comunque tornare a godere delle stagioni del vino.perchè se poi si vuole un vino che sia pure immutabile …
io comunque faccio un perpetuo
per questi motivi mi piace lo spirito con cui tratta la banalizzazione, spesso a cura dello stesso produttore, del proprio lavoro, ma credo anche che un richiamo ad una maggiore attenzione sull’occasione d’incontro tra chi il vino lo produce e chi lo beve sia una bella iniziativa da chi il vino ama sia il bere che lo scrivere.
bene!
anch’io devo ammettere che non amavo più tanto il merlot, ma ne ho bevuto uno del 2003 scolpito da denis montanar che era buonissimoooo.
francesco guccione
Ti ringrazio per le belle parole e l’intervento interessante.
Per quanto riguarda il Merlot…è una delle tante parole d’ordine.
Dire Merlot No!, fa Figo. Spesso i soliti che si riempiono la bocca di slogan contro i vitigni internazionali non hanno mai bevuto un Pommerol, e mai dico mai, antecedente l’anno 2000.
Dopodichè il Pinot Noir, va bene…Altra parola d’ordine!
Ma smonteremo anche queste assurde credenze…prendersela con un uva….