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Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Domani dalle 18.30 in poi, in uno dei più bei locali fiorentini, ci sarà una degustazione di vini naturali. La serata è organizzata da Filippo Ferrari e da Cristian Giorni.

Ecco i vini in degustazione:

Fattoria le Sorgenti:

  • Respiro 2008, Chianti Colli Fiorentini Docg
  • Sghiràs 2007,  Toscana Bianco Igt
  • Gaiaccia 2007, Toscana Rosso Igt
  • Scirus 2006, Toscana Rosso Igt

Tenuta Lenzini :

  • Vermignon 2009, Toscana Bianco Igt
  • Merlot 2008, Colline Lucchesi Doc
  • Syrah 2008, Toscana Rosso Igt
  • Poggio de’ Paoli, Toscana Rosso Igt

Tenuta Belvedere:

  • Langravio 2007 e 2008 Toscana Rosso Igt
  • Noesis 2009, Toscana Bianco Igt

Per chi ci sarà, ci vediamo domani!

Golden View Open Bar

Via De’ Bardi, 58
50125 Firenze
055 214502

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Che c’entra un ristorante giapponese in un blog di vini bio???

Tutto è nato grazie a un invito, da parte Eito, storico ristorante giapponese di Firenze, e di Giovanni Avila ed Enrico Pacciani di Aviofficine, riservato a blogger   attivi sui social media appassionati di cucina. Obiettivo: creare un confronto, durante una cena – informale quanto curata nella qualità –   sulla cucina giapponese e sul modo in cui essa viene proposta in Italia. Tra i presenti anche Naoyoshi Itani, direttore della Rassegna di Cinema Giapponese, in autunno a Firenze.

La cena è stata un viaggio nella cucina giapponese,  dove il sushi e il sashimi sono solo alcuni degli elementi, e nemmeno i più importanti. Il comune denominatore di questo viaggio, che ci è stato spiegato passo passo dalle due anime di Eito, Gaia Santini e dalla sig.ra Masumy,  è stata  l’altissima qualità, espressa dalle abili mani del cuoco giapponese che “creava” nella cucina a vista. Sono Gaia e Masumy che ci spegano come il sushi è un po’ come la pizza per noi Italiani , un cibo che i giapponesi  mangiano non nella quotidianeità ma quasi esclusivamente al ristorante, e che è andato a diventare, come la pizza appunto, un piatto “da esportazione”.

Ma la vera sorpresa è stata l’emergere di argomenti come “Km 0” (il pesce proviene dal Mediterraneo, mentre tutte le verdure sono di stagione e provengono dall’azienda biodinamica, a Greve in Chianti, di Gaia e del marito Gabriele Rindi, il quale ha iniziato a cimentarsi da poco anche nell’allevamento di pollo, compresa la pregiata razza del Valdarno), perchè in effetti, come ci racconta Gaia “in tutte le cucine tradizionali non c’era bisogno di specificare che i prodotti fossero biologici o no, o che provenissero dal luogo più vicino. Noi abbiamo cercato di ricreare queste condizioni…”.

Ovviamente in tutta questa convivialità e fusione di culture non poteva mancare il vino… Durante la serata abbiamo bevuto un discreto Gewurztraminer sudafricano (io, da non amante di questo vitigno, mi sono sorpresa della piacevolezza di alcuni abbinamenti, primo su tutti con piatto chiamato ” Bomba”, un misto di pesce con caviale di salmone e pesce volante in salsa wasabi). Un desiderio di Gaia sarebbe, infatti, quella di far accettare definitivamente che al ristorante giapponese si possa anche consultare  una carta dei vini, magari che abbia un’attenzione particolare a certi vini “estremi”, come Gravner (molto amato da Gaia) o naturali.

Ancora un grazie per la piacevole serata che ci ha aiutato a conoscere meglio una cultura che spesso viene deformata dalle mode.

Ebi Dango, polpette di gamberi scottate in agrodolce

Eito
Via dei Neri, 72-red
50122 Firenze
055 210940
http://www.eito.it

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il nuovo

Dal mese di luglio il marchio dell’agricoltura biologica cambierà immagine.

Per sceglier il nuovo Logo europeo del biologico, nel 2009,  è stato indetto un concorso al quale hanno partecipato più di tremila studenti di design, le cui proposte sono state valutate da una giuria professionale alla quale è stato affidato l’incarico di scegliere i 10 lavori migliori. A vincere è stato lo studente tedesco di design Dušan Milenković, con il suo logo “Euro-leaf”, ricevendo il 63% dei voti totali da parte del pubblico europeo. Quindi da luglio del 2010, tutti i prodotti alimentari biologici preconfezionati nell’Unione europea devono recare obbligatoriamente il logo biologico  dell’UE, a sostituzione del vecchio marchio, che era su base volontaria. Accanto al marchio UE, sarà possibile riprodurre altri simboli privati, locali o nazionali. Ovviamente il vecchio logo rimarrà ancora in circolazione sulle confezioni di alcuni prodotti fino a che questi non usciranno di produzione.

Il cambio del logo è stato un percoso iniziato nel 2007, quando la Commissione Europea ha deciso di introdurre un marchio che fosse obbligatorio per tutti.

Vorrei sentire gli agricoltori cosa ne pensano. Ulteriore garanzia per i consumatori e scoraggiamento dei produttori biologici dell’ultima ora, o no?

il vecchio

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E’ ORA DI CAMBIARE

Questo lo slogan dell’opuscolo dell’ENEA sulla spiegazione degli sgravi fiscali sugli interventi di miglioramento energetico.

Rendere le nostre abitazioni (e più in generale tutti i nostri edifici) efficienti energeticamente vuol dire consumare meno energia a parità di comfort, quindi risparmiare!

È possibile ottenere risultati di efficienza senza sacrifici, mantenendo lo stesso benessere nelle abitazioni, o addirittura migliorandolo. Utilizzando lampadine ed elettrodomestici ad alta efficienza, diffusori idrici adatti, spegnendo i led dei televisori e dei computer, potremmo risparmiare tra il 15 e il 20% di energia l’anno. Ad una spesa troppo alta di energia contribuiscono anche le dispersioni termiche dovute al cattivo isolamento e ai vecchi impianti di riscaldamento poco efficienti presenti nei nostri edifici.

Intraprendere interventi di risparmio energetico significa:

· consumare meno energia e ridurre subito le spese di riscaldamento e condizionamento;

· migliorare le condizioni di vita all’interno dell’appartamento, migliorando il suo livello di comfort ed il benessere di chi vi soggiorna e vi abita;

· partecipare allo sforzo nazionale ed europeo per ridurre sensibilmente i consumi di combustibile da fonti fossili;

· proteggere l’ambiente in cui viviamo e contribuire alla riduzione dell’inquinamento del nostro paese e dell’intero pianeta;

· investire in modo intelligente e produttivo i nostri soldi.

Con interventi ben progettati, gli investimenti rientrano in tempi brevi, grazie alla riduzione della bolletta energetica, anche in assenza di incentivi. Le detrazioni li rendono particolarmente vantaggiosi.


La spesa sostenuta, comprese le spese di progettazione, sono sgravabili al 55% e “spalmate” in un arco temporale di 5 anni.

1. Miglioramento della prestazione energetica complessiva dell’edificio agendo sia sull’involucro (pareti, tetto, finestre), che sugli impianti (passare da caldaia a gasolio a una a condensazione). Compreso solo questo caso, anche l’installazione di caldaia a biomassa (cippato o pellet). L’intervento deve rispettare le caratteristiche indicate dalla legge in termini di miglioramento dell’efficienza. Per questi interventi è permessa una detrazione massima di 100.000 €, pari a una spesa di 181.818,20 €.

2. Miglioramento dell’isolamento dell’involucro edilizio, cioè degli elementi che dividono lo spazio riscaldato da quello non riscaldato. Pareti, solai, coperture, serramenti. Per questi interventi è possibile detrarre al massimo 60.000 €, corrispondenti ad una spesa di 109.090,90 €.

3. Installazione di pannelli solari per la produzione acqua calda sanitaria o reintegro riscaldamento, o produzione di acqua calda da utilizzare nel processo produttivo. Per questi interventi è possibile detrarre al massimo 60.000 €, corrispondenti ad una spesa di 109.090,90 €.

4. Sostituzione completa o parziale di impianti di riscaldamento con impianti dotati di caldaie a condensazione e messa a punto del sistema di distribuzione, o con pompe di calore ad alta efficienza. Per questi interventi è possibile detrarre al massimo 30.000 €, corrispondenti ad una spesa di 54.545,45 €.

CCioè tutti gli interventi sopra citati, se eseguiti entro il 31 dicembre 2010 potranno avvalersi della detrazione fiscale. Dal primo gennaio 2011, a meno di riformulazione del provvedimento, non si potrà più accedere.

IL LAVORO IMPORTANTE di Mauro Lajo:   ARTECAMBIENTE

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Ospito con piacere l’amico Mauro Lajo che in virtù delle sue conoscenze, e del suo lavoro ci illustrerà una serie di tematiche legate alla sostenibilità aziendale, alle energie alternative ed a quello che gira intorno ad una visione di produzione vinicola Eco-compatibile.

 

 

Sotto la voce “energia alternativa” si intendono tutte le impiantistiche funzionanti con fonti non fossili, cioè senza utilizzo del petrolio e del carbone e dei loro derivati. Generalmente utilizzate nella produzione di elettricità. Ne consegue che anche l’energia nucleare è alternativa….

Urge quindi una ulteriore e decisiva discriminazione, a noi interessano le energie alternative da fonti rinnovabili e sostenibili. Adesso ci siamo.Quindi tutto ciò che E’ DI TUTTI, è diffuso ed è sempre reperibile e rinnovabile.Nessun padrone che ci chieda conto. Nessuno che ci possa “chiudere il rubinetto”. Nessuna bolletta da pagare.

Queste sono le energie che ci interessano.

 

 

Primo fra tutti il SOLE che illumina, riscalda e vivifica. Poi c’è il vento, poi c’è l’acqua corrente e l’acqua del mare. Poi c’è la forza della terra e di quello che gelosamente cela (geotermia). Poi c’è il biogas da origine agricola o da fermentazione dei rifiuti in discarica. Poi ci sono le biomasse: IL LEGNO. E da ultimo i carburanti i ultima generazione: i biodiesel per far funzionare impianti di cogenerazione (un motore che produce sia energia termica che elettrica)..

Le fonti sopra citate per la produzione di energia elettrica, godono tutte (anche se in modo diverso e con procedure diverse) della possibilità di convertire in denaro la loro produzione per un tempo variabile da 15 a 20 anni: per ogni Kwh prodotto e ceduto in rete, il GSE (Gestore dei Servizi Elettrici) ti paga una certa quantità di denaro per il fotovoltaico per un certo periodo di tempo.

 

 

Al costo attuale degli impianti e al valore attuale del contributo ricevuto, sono tutti investimenti che rientrano in meno di 7 anni. Alcuni anche in soli 4 anni.Vuole dire che se l’impianto fotovoltaico mi costa 100, e mi versano un contributo per 20 anni, i primi 4 mi servono per ripagare i 100 del costo e nei rimanenti 16 anni guadagno.

NON MALE DIREI.

Questa tipologia di impianti gode anche di un notevole interesse da parte degli istituti di credito, di norma ben disposti ad elargire finanziamenti anche del 100% dell’intero impianto.I pannelli solari, possono poi essere utilizzati per un consumo in sito: produzione di energia termica per riscaldare l’acqua nel processo produttivo (lavare botti e pavimenti o per l’imbottigliamento o semplicemente scaldare l’acqua per le docce), oppure nel processo di raffrescamento e condizionamento (attraverso il solar cooling).

Come dice Luca Mercalli di “che tempo che fa”: oggi i miei pannelli solari mi hanno prodotto l’acqua calda con la quale mi son lavato…e senza chieder nulla a Putin…..

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Nome e Cognome: Tommaso Ranucci

Attività Attuale : Consulente agronomo (ci provo)

Breve Storia Personale: Laureato in agraria, per 6 anni nel dorato mondo del commerciale del vino, è tornato agli aspetti tecnici, la domanda ora è: “Perchè?” Superciuk, dimmelo tu!

Che stile, che classe

Superciuk: Biologici, Biodinamici, Naturali esiste una definizione comune per questi vini?

No, non esiste.

Biologico ha una definizione ben precisa che deriva dal rispetto del regolamento comunitario e che da diritto ai relativi benefici previsti, mentre per biodinamici e Naturali non esistono definizioni univoche ma ognuno può utilizzarle più o meno liberamente.

S: Ma è vero che sono diversi dagli altri, tu da cosa lo riconosci ?

Questo è, secondo me, il loro punto di forza. Sono realmente diversi. Purtroppo non solo sono diversi dagli altri ma anche, quando ben fatti, diversi tra loro. Una delle discriminanti più efficaci è a mio modo di vedere la passione dei produttore, ok, lo riconosco, non è molto scientifico.

S:Il concetto di “correttezza”, valutando questi vini è sicuramente più ampio di quello comunemente riconosciuto; non mi interessa la perfezione, ma al tempo stesso non mi va di bere i fanghi di depurazione. Quali sono i limiti entro i quali ti muovi, nel farli, parlarne e spiegarli?

Non facciamo confusione, correttezza non centra niente con i fanghi di depurazione. Secondo me correttezza significa conoscenza del processo che va dal sistema terra clima vigna fino alla bottiglia sullo scaffale, conoscere questo processo permette di non svilire i prodotti con interventi esterni che snaturano inutilmente, e a caro prezzo, il prodotto finale.

S:Tutti mi dicono che questi vini sono di moda? Sarà vero?

Secondo me si, e secondo me questa moda aumenterà ancora…paura!!!

S:Ma questo benedetto disciplinare di produzione (Vigna e cantina) può servire o è solamente l’ulteriore impedimento burocratico?

Serve e più credibile sarà l’ente certificatore e tanto più chiare le regole tanto più i produttori e i consumatori ne troveranno guadagno. I produttori che dicono di non averne bisogno sono liberi di non certificare il proprio prodotto ma ovviamente non potranno più utilizzare il termine di biodinamico o naturale. Finalmente avremo una definizione.

S:Consigliami un vino da bere stasera e dimmi perché è “bono!”

Io ti consiglio Eleonora di “Villa Caviciana” costa 10 euro in enoteca e quando lo hai finito ti rendi conto che te ne andrebbe un altro bicchiere. E’ biodinamico? Non lo so!

S:Pensierino finale per Superciuk

Caro Superciuk ti cito Dante Alighieri che non ha mai scritto niente di vino (magari ce l’aveva un po’ su con i fiorentini…e con il loro vino) tranne 2 versetti nella divina commedia:

guarda il calor del sol che si fa vino.

Giunto dall’umor che dalla vite cola

Secondo me questo è biodinamico!!

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Il Blog di Carolina

Nome e Cognome: Carolina Gatti

Attività Attuale : Enologo

Breve Storia Personale: nasco nella ridente terra del Raboso Piave a maggio ’76, a 3 anni già partecipo alla vendemmia attivamente, a 14 mi iscrivo alla scuola enologica di Conegliano (TV), dove divento prima enotecnico, poi enologo con tesi sul Raboso Piave. Bazzico lavorativamente tra Friuli, Veneto ed Emilia, con spostamenti significativi tra Ecuador e Perù. Attualmente coniugo il sapere con l’essere, quanto imparato a scuola con l’arte appresa da mio padre e da mio nonno, sia in vigna che in cantina per ottenere prodotti strepitosi . Voce del verbo vesciche sulle mani, naso rosso dal freddo ma al contempo indescrivibili emozioni e soddisfazioni.

Superciuk: Biologici, Biodinamici, Naturali esiste una definizione comune per questi vini?

Sia da enologo, che da produttrice, che da consumatrice, mi vien da dire che la definizione comune possa essere “vini”, perché se iniziamo a guardare i vari disciplinari e non, troveremo mondi diversi, idee diverse, legislazioni diverse. Quello che conta è che il vino sia “sano”, nel senso meno chimico possibile, ma non per moda, per benessere nostro. Cosa che si può dire di un vino normalissimo che non è ne biologico, ne biodinamico, ne naturale ma solamente fatto con criteri etici.

S: Ma è vero che sono diversi dagli altri, tu da cosa lo riconosci ?

Personalmente li riconosco dai parametri della degustazione classica: perché di solito hanno acidità più alte, perché anche se ne bevo parecchio non mi fa male a livello di testa, perché sono più carichi di colore, ecc. Però molto spesso non sono facilmente riconoscibili, a meno che non si legga l’etichetta, o che non si sappia che tale produttore fa biologico, biodinamico e quant’altro.

S: Il concetto di “correttezza”, valutando questi vini è sicuramente più ampio di quello comunemente riconosciuto; non mi interessa la perfezione, ma al tempo stesso non mi va di bere i fanghi di depurazione. Quali sono i limiti entro i quali ti muovi, nel farli, parlarne e spiegarli?

Parto dal presupposto che il mondo della biodinamica lo sto scoprendo da poco, e che il biologico lo seguo da un po’, come produttori della mia famiglia ci sentiamo di essere “naturali con intelligenza”.

Quindi nel spiegare il nostro vino, evito di usare paroloni enologici, ma spiego passo passo quello che faccio in cantina e vigneto, il perché di una scelta piuttosto che un’altra.

I limiti che ci siamo auto-imposti come azienda sono semplici: in vigneto non si usano fitofarmaci, poiché dobbiamo essere liberi di non morire facendo trattamenti; concimi non ne usiamo perché il terreno ci permette di non averne bisogno; il letame è bene accetto perché apporta sostanza secca che è una manna per il nostro terreno argilloso. In cantina: poca so2 ma controlli settimanali della stessa; nessun uso di coadiuvanti enologici, nessuna filtrazione, nessuna chiarifica se non un po’ di bentonite.

S:Tutti mi dicono che questi vini sono di moda? Sarà vero?

Forse si, o forse la gente desidera bere qualcosa che non faccia male dopo il primo bicchiere. Vedremo solo tra un po’ come sarà la faccenda, io a casa mia bevo così da 33 anni….

S: Ma questo benedetto disciplinare di produzione (Vigna e cantina) può servire o è solamente l’ulteriore impedimento burocratico?

Può servire, ma come tutte le cose “cartacee” potrebbe diventare un impedimento. Ciò che comunque conta è il buon senso delle persone che fanno il vino: disciplinare o no, se vuoi aggirare la cosa puoi farlo; credo che alla base di tutto debba esserci l’etica morale.

S: Consigliami un vino da bere stasera e dimmi perché è “bono!”

Dipende da cosa mangi….o con chi lo mangi :), però Il nostro Prosecco sur lie: l’è bono e ne bevi a pozzi, e secondo me la morte sua è con dell’ottimo prosciutto crudo o con del pinzimonio. Però se la cava anche con un buon risotto di radicchio.

Se poi vuoi assaggiare anche il resto la porta della cantina è aperta!

S: Pensierino finale per Superciuk

Continua così, sei troppo forte, te lo dico da enologa e da fumettara!


La fanciulla pare avere le idee chiare…

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