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Posts Tagged ‘Castell’invilla’

 Scene di vita rurale! Ecco cosa ci manca; tutti a lamentarsi del vino infiascato ma inguaribili nostalgici della tradizione contadina toscana. Certo i nuovi biodinamici mica si possono rifare a quella genuina tradizione. “Usavano il diserbo”, “Le vigne eran verdi come Hulk”, “ci buttavano un vaso da fiori di Bisolfito” e via discorrendo . Ricordiamoci che prima dello scandalo del metanolo, la viticultura era agricoltura, il più delle volte. E poi quando abbiamo iniziato a fare qualità ci dicevamo anche:” Ma come facevamo a bere 30 anni fa, che non c’erano le barrique. Oggi finalmente attrraversato il guado dei vino bomboloni, concentratoni, piacioni siamo arrivati a quelli biodinamici, non estratti,  politically correct, new age  e con la puzza sotto al naso. Non sia mai che negli anni settanta quei mangiapatate di contadini potessero fare qualcosa di buono, impossibile!  Se era bevibile si trattava di un IGT che la Dama Benestante , sposata al Conte, Nipote del re, possidente di terre, Papa nell’anno domini, aveva piantato per sbaglio nella tenuta costiera, 10 ettari di merlot, controllabili dall’ombrellone sorseggiando Gin tonic.

Quindi sono a chiedermi: ma se il vino è appannaggio, dei nobili, di quei grandi wine maker, sprovveduti biodinamici o di industriali rampanti……mi spiegate voi come fanno ad esistere QUESTI?

 Prelevati dalla cantina del ristorante il Pino di San Gimignano  (Ciao Francesco!)  e rinvenuti a temperatura ambiente per 12 ore. Al momento di doverli stappare ho assistito al fuggi, fuggi e quindi sono rimasto col cerino (cavatappi) in mano; miracolo dei miracoli i tappi avevano retto alla perfezione, ed ho fatto la mia buona figura!

Chianti Rufina riserva 1979  Fattoria Selvapiana

 Inutile stare a fulminarsi con l’elenco della spesa , cari miei! Qui si gode parecchio, non vorrei farvi una scheda del vino ma cercare di riberlo assieme. Dunque abbiamo nel bicchiere un vino scarico di colore, sufficientemente brillante nelle sue note aranciate; la curiosità di capire la sua evoluzione è tanta….al naso si distingue una terziarietà di aromi che impressiona per nettezza e finezza, ancora è un po’ chiuso e solo timidi accenni di ciliegia sotto spirito e caffè con un accenno di agrumi. Quanta voglia di berlo che avete, vero? E allora giù nel palato e sorpresa delle sorpresone…l’acidità è ancora tutta lì, baluardo della vita di questo vino, lo ha conservato gelosamente scorrevolezza e piacevolezza di beva la fanno da padrone, anche se più che piacevolezza direi ingordigia di beva…le mani cercano la bottiglia che non dura molto. Quando il vino si lascia andare, prendendo confidenza con l’ ambiente noto che le note, prima descritte, al naso sono le stesse al palato soprattutto una buccia d’arancia che gioca con l’acidità.

La prossima volta che mi capita una bottiglia del genere con il cavolo che la divido!!!!

Chianti Classico Riserva 1975   Castell’in Villa

Ecco un vino che viene fuori con tutta la potenza e tutte le caratteristiche della pietra territoriale, un vino selvaggio che ti spiega che per lui la grazia è regalarti emozioni forti,  distinte, ancora vive, ma che lui non rinuncia al suo carattere, ha trascorso la vita come un puledro libero! Se non lo tratti con attenzione è disposto ancora oggi a disarcionarti. Al naso le molte sensazioni giocano tra di loro, si avvologono e si riprendono gomma bruciata e tostatura di caffè, in bocca è vivo e vibrante con un buon alcool che riscalda e tranquillizza l’esuberanza del vino. Aspettiamo che si calmi ed ecco una finissima carta bruciata che appare e come fa giustamente notare un amico Sommelier, borotalco di canfora! Diverso da primo, mi è piaciuto molto. Un vino che ha la forza per essere arrogante 35 anni dopo.Chapeau!

 

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