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Posts Tagged ‘Monteraponi’

 

Dovendo anche (ma soprattutto) lavorare,  sarò stringato nel sottolineare quello che mi ha colpito tra i vari vini bio presenti alla manifestazione di due giorni fa in terra Versiliese.

Come sempre i bianchi a base Vernaccia ed il rosato da uve  Canaiolo prodotti dall’Azienda Montenidoli di San Gimignano. Sempre tra i vini bianchi molto interessanti i prodotti di Podere Concori e Macea. Il primo da Chenin blanc e Pinot Bianco, ottima scorrevolezza preciso in aromi di fiori e frutti gialli; chiude lungo e secco. Il secondo, che i fratelli Bersanti definiscono un vino da uomini duri, è un mix di uve autoctone della valle del Serchio. Sorprende per la solarità del Frutto ed un acidità da base Champagne. Insomma, prima ti seduce e poi ti accoltella; gradevolissimo da bere. Tra i rossi ottima la prova del Sirah di Tenuta Lenzini circondato da altri “internazionali” di Valore. Tra i Sangiovese ho molto gradito il Baron Ugo di Monteraponi, per chi come me ama il vecchio stile da invecchiamento, poco adatto ai precisini.

 

 

 

Le foto prese dal reportage de L’Acquabona

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Nome e Cognome: Michele Braganti

Attività Attuale : Produttore di Chianti Classico in quel di Radda in Chianti…..

Breve Storia Personale: arrivo all’azienda di famiglia…nel 97,  in stato di semiabbandono…..i primi anni e’ odio puro vendo l’uva a una famosa azienda e non mi piace la campagna x nulla…..poi piano piano…imparo un pochino x volta . Nel 2003  e decido di vinifacare in proprio…non so nulla e un paio di enologi blasonatissimi  guardano le mie vecchie vigne e i tini di cemento in cantina….mi consigliano o di lasciar perdere o di rinnovare  tutto…cifre a sei zeri…..la svolta arriva con Daniele Rosellini enologo a cui devo moltissimo, mi insegna a vinificare,senza lieviti e senza controllo della temperatura,il sangiovese delle vecchie vigne… mi presenta Giulio Gambelli. Il primo anno la vinificazione e’ difficilissima…ma e’ amore e passione allo stato puro…  oggi sono ancora in viaggio,verso un concetto di vino e viticoltura…tutto mio…..

Superciuk: Biologici, Biodinamici, Naturali esiste una definizione comune per questi vini?

Esiste la tradizione…e il rispetto che non deve essere necessariamente legata a un gruppo o a un ente certificatore la viticoltura naturale esisteva prima degli enti e di Steiner   …..ecco io mi ispiro a quella non sento il bisogno,o la necessita di appartenere a  un gruppo in vece che a un altro….questo e’ il mio vino questo e’ il mio terroir , cosi’ e’ come lavoro…..e credo che sia tutto.

 S: Ma è vero che sono diversi dagli altri, tu da cosa lo riconosci ?

No ci sono vini buoni e vini cattivi….all’interno dei vini buoni ci sono vini ecologicamente impeccabili ma vuoti, e vini che ti parlano ti raccontano da dove vengano e come sono stati fatti…tassativo  che  siano vini senza difetti, con il piacere di berli e riberli.

S:Il concetto di “correttezza”,  valutando questi vini è sicuramente più ampio di quello comunemente riconosciuto; non mi interessa la perfezione, ma al tempo stesso non mi va di bere i fanghi di depurazione. Quali sono i limiti entro i quali ti muovi, nel farli, parlarne e spiegarli?

Gia’ spiegato….se puzza puzza, se ha la volatile alle stelle  idem , se e’ ossidato anche….i difetti sono difetti….poi se uno vuol dar a intendere che Gesu’ e’ morto di sonno mi puo dire che  e’ sinonimo di genuinita’……see….sto……..!!!

S:Tutti mi dicono che questi vini sono di moda? Sarà vero?

Assolutamente si…!!…compaiono in  etichetta addirittura diciture tipo…”in conversione biologica..”…e ho detto tutto…..

S:Ma questo benedetto disciplinare di produzione (Vigna e cantina) può servire o è solamente l’ulteriore impedimento burocratico?

I vini veri e corretti non hanno bisogno di cavilli e di disciplinari perche’ non sono altro che il frutto della miglioreinterpretazione del terroir  . I produttori che hanno il privilegio e la fortuna di lavorare in terroir assolutamente vocati, devono solo assecondare cio’ che la campagna ti dice di fare….concetto realizzabile per aziende con molti ettari di vigna.

S:Consigliami un vino da bere stasera e dimmi perché è “bono!”

Ce ne sono una marea……Direi Tutti quelli Gambelliani, e qualche intruso….Montevertine, Palmucci, Soldera, Omanni, Le trame, Stella, Salicutti, Le macioche, Le Ragnaie, La Porta di Vertine, Piancornello, Caparsa, Isole e olena,,,….ma quello senza impegni da berne a secchiate  Val delle Corti.

 S:Pensierino finale per Superciuk

…mi prendi a lavorare con te..??

Monteraponi: I sassi dello scasso in vigna, rimossi da Superciuk!

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Cosa mi piace di un vino? Beh, tra i tanti fattori, l’annata di produzione, è sicuramente uno degli apetti più intriganti…

Nella fredda serata dei Vigneros a Firenze, ho avuto modo di assaggiare, forse troppo frettolosamente ,una delle poche Bottiglie prodotte di Chianti Classico Monteraponi Riserva 2005; un troppo modesto Michele Braganti spiegava di non essere soddisfatto visto che la sua vendemmia 2005 è stata caratterizzata da un andamento climatico a dir poco allucinante. Per inciso il 2005 è stata per tutti un anno Horribilis, e nella zona di Radda in Chianti , l’acqua a catinelle non è certamente mancata

Vorrei introdurre il vino con una delle tanti frasi abusate : “Se all’interno di una pessima annata, si cerca di portare in cantina qualcosa di buono, facendo molta selezione, è possibile fare un buon vino“, tuttavia scordiamoci vini di lunga durata o maturazioni felici; la differenza viene sempre dal vignaiolo, e da come interpreta le sue uve.

Durante un pranzo in compagnia di un amico abbiamo bevuto la Riserva 2005 di Michele con molta gioia, non possiede l’estrazione della 2004, né la continua eleganza di beva della 2006 sorseggiati entrambi ad Eccellenza di Toscana, ma è di facile approccio perchè pronta da bere, non rinuncia ai suoi classici aspetti varietali: fiori di leggero appassimento, un frutto non “dolcione” né stramaturo ed un finale terziaro di liquirizia e lieve tabacco, lievemente sorretto da un acidità fine e mai invasiva. Questo vino è buono da bere subito, ecco perché nella normalità si può godere di un grande Chianti Classico, non esasperato ma che non rinuncia al suo ruolo di Riserva.

Chianti Classico 2007 e Riserva 2005

Volendo provocare dico che userei questa bottiglia per spiegare ad un neofita la DOCG in questione ed il territorio di appartenenza, e rilancio con un consiglio:

Il giorno di Natale lasciate perdere l’acquisto di grandi vini adesso in commercio, ma che bisognano di anni di riposo nelle vostre cantine, non cercate di stupire i vostri ospiti con bottiglie che non “sono in beva”, mettete in tavola questa Riserva e concedete ai vostri palati stanchi di cullare in bocca il frutto di un ottima annata. Farete un figurone!

Quando l’avro riassaggiato con calma parlerò di quel magnifico Ch Cl 2007..sicuro

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